NELLA CITTÀ PERDUTA DI SARZANA 1980

Soggetto: Luigi Faccini. Sceneggiatura: Luigi Faccini, Piergiovanni Anchisi. Fotografia: Nevio Sivini.
Scenografia: Mariano Mercuri. Costumi: Ferdinando Ghelli. Montaggio: Gianni Lari. Musica: Vittorio e
Gianni Nocenzi
. Missaggio: Romano Checcacci. Regia: Luigi Faccini.


Con: Franco Graziosi, Riccardo Cucciolla, Bruno Corazzari, Roberto Posse, Bruno Cattaneo,
Ernesto Colli
, Pierluigi Aprà, Ezio Marano, Piero Vida, Marisa Mantovani, Claudio Gora
e numerosi altri.

Una produzione Rai-Radiotelevisione Italiana, Rete 2. Sviluppo e stampa: Cinecittà.
Girato in
Kodak 16 mm colore (trattamento NR). Due parti, durate: 62’ e 61’.

Il più sanguinoso episodio di “guerra civile” che precedette la marcia su Roma e la presa del potere mussoliniana... Nella notte tra il 20 e il 21 luglio 1921, una squadra di seicento fascisti toscani, guidati da Amerigo Dumini, raggiunge Sarzana per liberare Renato Ricci e una decina dei suoi reduci da una spedizione punitiva che ha fatto cinque morti nell’interno della Lunigiana. Sono armati, provvisti di benzina. Vogliono impartire una lezione alla città “rossa”. Sarzana è mobilitata. Il sindaco socialista della città presiede un Comitato di Difesa di cui fanno parte tutte le forze politiche democratiche. Pattuglie di volontari, fra i quali spiccano i bracciali rossi degli arditi del popolo, presidiano le campagne in accordo con i carabinieri e l’esercito. A Roma, in Parlamento, mentre l’aggressione fascista è in corso, si sta discutendo il programma di governo di Ivanoe Bonomi, designato dal Re quale successore di Giolitti. I socialisti, che Bonomi vorrebbe con sé, tentennano. Il programma di governo è di stampo conservatore e la promessa della repressione del fascismo non è convincente...
Il capitano dei carabinieri Jurgens, con una pattuglia di dodici uomini, blocca la colonna fascista nel piazzale della stazione ferroviaria di Sarzana. Un fascista spara. Un giovane caporale muore. Jurgens ordina il fuoco. Tra i fascisti che si sbandano ci sono morti e feriti. Lo scontro frontale con la popolazione è stato evitato, ma, nelle campagne circostanti, i fascisti subiscono muove perdite ad opera dei contadini armati e degli arditi del popolo...
Bonomi invia un suo plenipotenziario in Lunigiana. È l’Ispettore Generale Vincenzo Trani, Questore di Roma, il miglior poliziotto di cui disponga, che dovrà pacificare gli animi, ma anche raccogliere prove contro i fascisti, affinché Bonomi possa disarmarli su tutto il territorio nazionale, inducendoli ad un accordo con i socialisti e le componenti moderate della sinistra. I socialisti, in Parlamento, voteranno contro il programma di governo. La missione di Trani diventerà inutile e verrà richiamato a Roma. Gli subentrerà il viceprefetto di Genova, gradito alle forze di destra e nazionaliste che hanno appoggiato Bonomi. Fu così che ebbe inizio il disfacimento dello Stato liberale e la “scalata” di Mussolini...

 

 

Biennale di Venezia (1980), sezione controcampo
Milano, Panoramica ’80, Valladolid (1980), Incontri d’autore di Carrara (1980), Nizza (1981), Villerupt (1981)
Festival del cinema neorealistico di Avellino (1981), dove ottiene la
Targa d’Argento Pietro Bianchi
.
Proiettato a Bologna, Firenze, Parma, Reggio Emilia, Torino e in altre numerose città italiane.
A Sarzana la programmazione durò dieci giorni.

Proiettato al Quirinale per il Presidente della Repubblica Sandro Pertini.

In onda, infine, il 22 e 29 agosto 1981, alle ore 20 e 40, su Rai 2,
seguito da un prestigioso dibattito tra i massimi storici del tempo Renzo De Felice e Paolo Spriano.
Il film non è mai stato replicato. Oggetto, invece, di tesi e seminari su “cinema e storia” nelle maggiori università italiane.

Marcello Mastroianni

Tra burocrazia e censura...
1976: propongo a Giovanni Leto, Rai 2, un film sui “fatti di Sarzana del 21 luglio 1921”. È giugno.
1977: il progetto è definito «costoso» e vengo invitato ad elaborare un’ipotesi narrativa più economica. Identifico un “io narrante” nella figura dell’Ispettore Generale Vincenzo Trani. Attorno alla sua inchiesta strutturo il racconto. È agosto. Giovanni Leto presenta il progetto al CdA della Rai. Viene approvato. A ottobre firmo il contratto per la sceneggiatura. Non vuol dire che la realizzazione del film sia garantita. È il passaggio che consente alla Rai di diventare proprietaria della proposta.

1978: a fine gennaio è pronta una stesura in tre puntate. Giovanni Leto osserva: «Voglio un film non uno sceneggiato televisivo». Tagliare è divertente. In capo ad un mese c’è la sceneggiatura per un film di due ore. Intanto coltivo il mio rapporto con l’amministrazione comunale di Sarzana e con la struttura esecutiva della Filmcoop, cooperativa di cui sono socio, delegata a produrre, dopo Garofano rosso, anche questo film. Nascono le prime difficoltà. Il film dovrebbe essere a “doppia destinazione”: tv e cinema. Cerco ed ottengo un contratto di distribuzione cinematografica con un “minimo garantito”di cento milioni, oltre ad un art. 28 pari a cinquanta milioni. A tutto questo aggiungo la “conpartecipazione” della Filmcoop.
La Rai dovrebbe entrare nel film con una quota produttiva di duecentocinquanta milioni. Ma il suo CdA non ha ancora definito la procedura riguardante i film a ”doppia destinazione” e il meccanismo della co-produzione con le strutture esterne.Giovanni Leto mi propone una realizzazione “interna Rai”, con telecamere o pellicola.
Punto i piedi. Cominciano i litigi. La città di Sarzana metterà a disposizione ambienti, servizi, logistica, comparse. Mi faccio forte del risparmio che si realizzerebbe se a produrre fosse la mia cooperativa. La Rai non sente ragioni. Nemmeno quelle economiche. Si manifestano anche le preclusioni nei confronti delle cooperative di produzione culturale.
1979: il rischio che il film “salti” è forte. Giovanni Leto non può perorare la causa della mia cooperativa. Già deve difendere il film dalle censure politiche nel quale potrebbe incorrere («Se vuol fare il film nessuno deve leggere la sceneggiatura...», mi disse un bel giorno). Sono io che devo scegliere. Cedo, per salvare il film. Con la Filmcoop viviamo l’episodio per quello che è: una discriminazione politica e una sconfitta del movimento della cooperazione culturale. Escludo una realizzazione con le telecamere. Si farà un film in pellicola, tutto a Sarzana. Le dotazioni che l’amministrazione comunale aveva promesso alla Filmcoop
passano alla Rai, segnatamente al centro di produzione di Milano, che quantifica il costo del film in trecento milioni “sotto la linea”, esclusi cioè attori, auto d’epoca, effetti speciali, sviluppo e stampa, edizione, ecc.: insomma circa novecento milioni. Praticamente il doppio di quanto sarebbe costato se l’avesse prodotto la Filmcoop. È luglio quando iniziano le riprese. Ho a disposizione una troupe di cinquanta e più persone, nella quasi totalità provenienti da esperienze di studio televisivo, che in esterni si smarriscono. La determinazione e la rabbia, ma anche il sostegno della città di Sarzana, mi consentono di arrivare in fondo ad una galoppata di due mesi. Ma i litigi con la Rai non finiscono. Dopo un felice montaggio milanese, in compagnia di un montatore, Gianni Lari, che via via si entusiasma, ma anche il sereno incontro con gli attori che vengono a doppiarsi, ecco che inciampo in una incapacità a missare professionalmente il film. Interruzione della lavorazione. Scontri tempestosi. Giovanni Leto ne ottiene il trasferimento a Roma; e, finalmente, tutta la fatica di anni si compie. Un vecchio pirata del cinema romano, Romano Checcacci, fonico, presta orecchie e mani alle voci, ai rumori, alle musiche del film. È giugno. Si può andare al taglio del negativo. Carlo Lizzani, nuovo direttore di Venezia, vuol vederlo...

 

“Stupefacente testimonianza sugli esordi del fascismo basata su documenti finora mal conosciuti...”

Jeune Cinema


“La vera rivelazione italiana della Biennale di quest’anno...”

John Francis Lane, International Daily News


“Il film affascina con la sua analisi poliedrica di un evento storico e con la dimostrazione che le macchinazioni politiche vanno ben oltre le apparenze. Caratteristica di questo film è la suspence intellettuale...”

Variety


“Un film importante, non solo per l’avvincente struttura narrativa, ma anche per la capacità dell’autore di guardare ad un grave delitto del fascismo senza indulgere in tentazioni esclamative o rituali, ma avendo presente una lettura ‘politica’ degli eventi...”

Aggeo Savioli, l’Unità


“Un bel film, un film equilibrato...”

Mauro Manciotti, Il Secolo XIX


“Un film nobile. Puntuale in tutte le sue implicazioni politiche...”

Leonardo Autera, Corriere della Sera


“Conviene porlo tra le più efficaci rievocazioni di quei tempi, anche per come tiene le fila dell’intera situazione italiana nell’anno che precede la marcia su Roma...”

Sergio Frosali, La Nazione


“Un bellissimo film corale, magistralmente interpretato da Franco Graziosi, Riccardo Cucciolla e Bruno Corazzari...”

Ivano Cipriani, Paese Sera


“Piacevolissima sorpresa. Luigi Faccini ha notevoli qualità di narratore...”

Guido Aristarco, Cinema Nuovo


“Incalzante come un film americano. Il clima in cui ebbero luogo gli scontri fra la teppaglia nera e i difensori delle più elementari libertà è restituito nella sua crudezza e senza manicheismi...”

Mino Argentieri, Rinascita


“Teso e serrato, storicamente attendibile, cinematograficamente efficace. Carabinieri e polizia, contrariamente a quanto faranno in seguito, intesero far rispettare la legge anche ai fascisti. Da questo fatto eccezionale, nell’estate del 1921, deriva la carica appassionante del film...”

Nicola Tranfaglia, La Repubblica


“Senza fronzoli calligrafici, ma elegantissimo nella ricostruzione d’ambiente, il film è un vero case story, avvolgente, con pause che nulla tolgono al ritmo, in una sorta di brechtismo stemperato...”

Bruno Gravagnuolo, l’Unità

 

 

Il film è disponibile in VHS, su licenza Raitrade, presso Ippogrifo liguria ass. cult.

 

 

Alle pagg. 86-89 di Cinema come un'infanzia
trovate Morando Morandini che intervista Luigi Faccini.
Alle pagg. 91-95 trovate il dibattito sul film tra Renzo De Felice e Paolo Spriano
(con l'articolato del Patto di Pacificazione tra fascisti e socialisti).
Alle pagg. 97-99 di trovate saggi di R. Ariodante Petacco, Piero Pruzzo, Natalino Bruzzone.