IL PANE DELLA MEMORIA 2007 Immagini, Suono e Regia di Luigi M. Faccini. Montaggio: Sara Bonatti. Con: Elena Servi.
Prodotto da Marina Piperno per Ippogrifo Liguria.
Un piccolo cimitero che racconta la storia plurisecolare della comunità ebraica di Pitigliano e che meriterebbe maggiori attenzioni e cure. L’ultima esponente di una comunità che fu florida e che contò a metà dell’800 quattrocentocinquanta membri. Il suo racconto, pacato ed intenso, sull’esperienza di integrazione tra cristiani ed ebrei che si sviluppò fino alla lacerazione causata dalle leggi razziali. L’esclusione, la discriminazione, la deportazione. Ciò che resta di ebraico nella vita di Pitigliano. Ciò che di Pitigliano è passato nella vita degli ebrei rimasti, ciò che si trasmette a coloro che visitano la sinagoga restaurata. La disumanità dell’intolleranza...
“Ciò che folgora, nel racconto che Elena Servi consegna a Luigi Faccini, è la vitale coscienza dell’identità molteplice di cui ogni ebreo è portatore. Splendido film, di sontuosa semplicità e spessore…” “Emozionante, grazie al controllo estremo della regia e alla misura delle parole di Elena Servi, personaggio energico, tuttavia dolce. Non si finisce mai di imparare sulla storia e sulla tragedia degli ebrei. Un bellissimo film su di una materia piena di dolore e di speranza...” «Quanto ha viaggiato la mia gente! E non per svago…», esclama Elena Servi, ebrea di Pitigliano, che, con il suo dolce volto di vecchia signora degna e la lucida perizia nel narrare, fa da guida alle immagini, ai suoni, alla regia di Luigi Faccini, in questo bellissimo film documentario di un’ora. Senza mai salire in cattedra Elena Servi porge, con semplicità e valentia, la storia degli ebrei italiani, le loro identità, la cultura, la religiosità, la capacità di adattamento, gli usi, i riti, il cibo, la differenza tra le generazioni. La verità è concreta, diceva Brecht. E questo è un film concreto. "Gran risorsa questo film. Un modo non rituale di celebrare il 27 gennaio, giorno della memoria, dedicato al ricordo delle vittime, ebree e non ebree, dei massacri nazisti durante la seconda guerra mondiale. A questa interessantissima opera di Luigi M. Faccini, prodotta da Marina Piperno, sulla secolare presenza e integrazione ebraica in Italia, partecipa Elena Servi, ultima ebrea di Pitigliano. Nei suoi racconti si intrecciano i segreti di una viva mescolanza, nelle parole, nei cibi, nei percorsi topografici. Un prezioso strumento culturale". “Gli ebrei di Pitigliano – le famiglie che nell’arco di cinque secoli hanno dato vita a una piccola comunità tra Toscana e Lazio –, i loro giorni e le loro opere, rivivono attraverso una serie di immagini e suoni che Luigi Faccini ha saputo cogliere e porre magistralmente in sequenza. Straordinaria la testimonianza di Elena Servi, l’ultima ebrea di Pitigliano. Il lavoro che ne nasce ha il duplice pregio di far riflettere e di documentare con fedeltà e rigore pagine di storia italiana che sono particolarmente importanti ma che pochi italiani davvero conoscono.” “Un bellissimo film che presenta, attraverso colori ed immagini inusuali, la storia di una convivenza fra ebrei e cristiani a Pitigliano. Ma la voce calda e autorevole di Elena Servi, ultima ebrea di quella cittadina maremmana, ci narra non solo la storia, seppur esemplare, di una piccola comunità. Ciò che fluisce davanti ai nostri occhi è il percorso dell’ebraismo italiano, dall’emancipazione alla shoah, dalla Liberazione ai nostri giorni. Un’ottima ed intima lezione di storia.” “Viaggio struggente nel ricordo di una piccola comunità ebraica, quella di Pitigliano, della quale rimangono piccoli gioielli viventi: il cimiterino fuori le mura; nel cuore del ghetto, da poco restaurati, la sinagoga e il museo. Elena Servi, proveniente da una famiglia di patrioti mazziniani, ci narra l’epopea di un folto nucleo di ebrei italiani colpito dalle leggi razziali. Eppure la cosa più bella è proprio l’ironia e la capacità di perdono di questa donna, reduce da un’esperienza in kibbutz ma piena di comprensione per i palestinesi. Intelligenza e accoglienza. Senza dimenticanza.” “Con estrema discrezione stilistica Luigi Faccini descrive la storia della comunità ebraica di Pitigliano, ricca di esperienze e di eventi drammatici. Ci conduce attraverso questi ricordi la dolcezza straordinaria di Elena Servi, che anima le sue personali testimonianze con lucida consapevolezza etica, ma anche con qualcosa in più: la ferma luminosità di uno sguardo che percorre tutto il film. La macchina da presa di Luigi Faccini la insegue con affetto, nei sorrisi e nei toni di voce, mentre evoca le storie passate, cosicchè la memoria assume un tono estetico ancora più intenso. Nel documentario si intrecciano visione morale e pudore stilistico, e la vicenda ci riporta alle radici del nostro antifascismo costituzionale. In queste settimane ne avevamo davvero bisogno.” “Come petali di un fiore Elena Servi ci regala la sua vita. Mescolandola alla storia “grande” da lei attraversata ci offre la sua personale versione del rapporto tra ebraismo e italianità. Figlia e nipote di patrioti mazziniani ci ricorda quanto gli ebrei abbiano fatto per la costruzione di questo paese, facendoci capire l’importanza di un ebraismo rivolto al futuro, non solo quello di Israele.” “Sgorga nostalgia e commozione dal racconto di Elena Servi, maestra elementare quasi ottantenne ora curatrice del museo ebraico di Pitigliano, mentre scorrono le immagini di stradine contorte, di case arroccate, di architetture antiche scavate nel tufo rosso. Ma si parte da lontano: dall’amicizia tra ebrei e non ebrei, dal loro vivere insieme, dallo scambio di usanze e dalla condivisione dei riti religiosi. Tutto questo fino al 1938, anno delle leggi razziali. Poi verranno le fughe, i nascondigli, le deportazioni, lo sterminio. Elena Servi, tuttavia, ci comunica la sua intatta gioia di vivere. Un film magnifico.”
“La narrazione orale di Elena Servi, tipico canale di formazione e di condivisione fin dai tempi della Bibbia, passa dalle famiglia alla scuola, dagli affetti e dalle amicizie alla devozione per i defunti, senza trascurare acute definizioni sulla profonda e indelebile lacerazione inflitta dal fascismo al mondo ebraico, sino alle persecuzioni e allo sterminio nei lager nazisti. Il bel film di Marina Piperno e Luigi Faccini è un modo per conoscere la storia degli ebrei italiani, in generale, e le loro diverse identità, la cultura, il lessico tradizionale e religioso, ma anche per avvicinarsi alla realtà odierna di Israele. Orgogliosa di appartenere al popolo ebraico, Elena Servi mette in luce il legame straordinario che la lega a Pitigliano e alla cultura italiana.” “Ho apprezzato questo racconto che ripercorre la vita di una persona veramente speciale, le cui vicende personali sono indissolubilmente legate alla storia del nostro paese. Il fatto che alcune ricorrenze e festività ebraiche vengano spiegate in modo semplice e chiaro, permette a chiunque di avvicinarsi e comprendere un mondo per certi versi sconosciuto. Un film vivace e intelligente, che scava nella vita quotidiana, citando, ma senza farne il punto cruciale, la tragedia della shoah. Molto spesso, infatti, la cultura ebraica viene ricordata solo in occasione di eventi ad essa legati. Un documento davvero significativo.” "Da sempre originale regista civile di un'umanità on the road, Luigi Faccini usa le sobrie forme del documentario per recuperare al vivo presente della memoria collettiva la tragedia epocale della Shoah, nelle vesti dell'intenso racconto personale e familiare della straordinaria protagonista, Elena Servi, che in tenera età fu vittima delle leggi e delle discriminazioni razziali, e poi lungamente maestra elementare nella cittadina maremmana di Pitigliano. La comunità israelita cui appartenne è ritratta con sapienti flashes evocativi, che immergono la narrazione in una profondità simbolica e in un pathos teneramente drammatico, dove le femminili, acuminate e sorridenti, "parole per dirlo", non corrono alcun rischio di retorica celebrativa. "Lavorando su due formidabili punti di forza: la misteriosa bellezza di Pitigliano, il comune del grossetano che ha ospitato nei secoli la diuturna vicenda di una comunità ebraica particolarmente lievitante; e quella personale, interna ed esteriore, di Elena Servi, protagonista-narratrice, sul cui intensissimo volto sembrano condensarsi le vicende prossime di cui si fa portatrice, se non addirittura quelle remote e complessive del suo popolo, Faccini si dimostra, ancora una volta, straordinariamente capace di distillare autentico cinema: parole, immagini e suoni si combinano, facendo leva sulla suggestione del piccolo cimitero locale, in una mossa sintesi di susseguenze, insieme robuste e delicate, nelle quali l’armoniosa voce-guida e gli occhi profondi dell’antica maestra rievocano la vita personale e collettiva con serenità e fermezza, ma priva di risentimenti. Con un commento musicale, in stato di grazia, di Riccardo Joshua Moretti, il risultato finale è un’ulteriore articolazione, tanto “italiana” quanto “universale”, di quella complessiva raccolta di memoria che trova a livello mondiale il maggiore punto di riferimento in Steven Spielberg e nella Survivors of the Shoah Visual History Foundation.” "Non sono uno storico o un critico cinematografico. Sono stato il ragazzino di 13 anni che, in quel lontano 1936, appare nella foto della comunità ebraica di Pitigliano in occasione del mio Bar Mitzvah. Molti anni sono passati, ma il ricordo dei miei antenati, vissuti in quella città, è ancora presente nella mia mente. Il Pane della Memoria ha reso vivissimo quel ricordo, grazie allo stile inimitabile di Elena ed alla splendida regia di Luigi Faccini. Particolarmente commoventi le visioni del cimitero dove riposa Isacche Lattes, mio bisnonno, fondatore della Società di Mutuo Soccorso e moel. Una trama multisecolare di relazioni simbiotiche, fra ebrei e cristiani, inquadra ottimamente i Pitiglianesi non più in vita." "Even in the depths of one of the darkest periods in the history of civilization, there are shining rays of light and hope singling out the best of humanity. Elena Servi, delicately and elegantly, provides for us a glimpse into the life of an Italian Jew who grew up during the 1930’s in a Tuscan city, Pitigliano, and describes with poignant detail the manner in which Jews and Christians co-existed amicably for thousands of years in Italy. With enormous creative sensibility and warmth, Faccini provides for us the words and the scenes to bring this period of history to life with the voice of a wise and courageous woman. Today, at a time in world history when one questions man’s inhumanity to man, this moving and provocative film stirs our emotions in a way that is simultaneously gentle and powerful." "Memoria vivente della storia degli ebrei di Pitigliano è oggi una donna dolce e dura, tenera e ferma, bella e austera, come soltanto i vecchi sanno essere, senza vergogna né timore: Elena Servi. Ella ci ricorda che il cimitero ebraico di quella città esiste da cinque secoli e che, dunque, «costituisce una stratificazione impressionante di generazioni e generazioni di morti… un conforto, a pensarci bene…».
Calendario appuntamenti: 23 gennaio 2009 - Carrara
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