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APPELLO PER UN FILM SULLA PACE

"Lanciamo un appello ai cineasti di tutto il mondo, a coloro che lo sono di professione e a coloro che, da cineamatori, posseggono una macchina da presa, anche a 16 millimetri. Aspettiamo da loro le ultimissime notizie dell'animo degli uomini e soprattutto dei giovani a proposito della pace.
Intendiamo, con il materiale che via via riceveremo, creare un “film sulla pace”, che sarà mostrato alla gente nelle piazze se non si riuscirà a farlo entrare nei circuiti normali.
Non vi domandiamo dei film, ma soltanto dei brani che oscillano tra i 50 e i 300 metri. Sarà compito della redazione del “Cinegiornale della pace” comporre di volta in volta i singoli numeri montando il materiale nel modo più efficace.
Nessuno oserebbe dichiarare che non ama la pace, ma spesso è venuto meno il crescere di questo impegno da parte degli artisti proprio quando più si sentiva il bisogno di affrontare il tema dei temi in modo tenace, sistematico, o addirittura quando tale crescita sarebbe stata di per se stessa il fatto culturale più nuovo del nostro tempo.
Lo stesso cinema che ora è il più votato alle grandi tesi, ai grandi disegni, a portare avanti agli occhi di tutti i problemi di vita o di morte, le prove, le testimonianze di una reale volontà di progresso e di libertà, non ci ha posto che scarse e discontinue alternative.
Noi vogliamo rovesciare questa situazione. Infatti questo non vuole essere uno dei soliti atti d'amore per la pace. Bisogna prima di tutto capire e far capire che cosa significa la pace, oggi. E non aver paura di andare fino in fondo.
Per questo a coloro che parteciperanno a “un film sulla pace” domandiamo di essere liberi e crudeli, se occorre, ma prima di tutto liberi. Sul piano dei contenuti e sul piano delle forme.
Se volessimo esemplificare in termini letterario-giornalistici, diremmo che a “un film sulla pace” si può partecipare sia con una poesia che con un racconto, con un saggio, con una confessione o una testimonianza, con un grido o con una cronaca, con una favola come con un pezzo di vita reale.
Non si tratta, come vedete, di un concorso tra “artisti”. Noi crediamo che l'arte segua sempre come un'ombra i propositi che sono storicamente validi.
Ma è agli artisti e ai cineamatori, in quanto uomini e cittadini, che ci rivolgiamo: proviamo per un anno tutti insieme a puntare gli obiettivi sul mondo dall'angoscioso e culminante angolo visuale della pace e della guerra.
Si dice che i giovani hanno oggi maggior propensione per quei problemi che ruotano intorno a certe turbe della coscienza, angosce antiche e rimodernate, alle alienazioni, variamente intese. Portino pure avanti i giovani questi loro problemi ma li prospettino nell'ambito del problema più grande, collettivo; esplorino i rapporti che esistono tra le supposte o reali solitudini e il lungo cammino da percorrere verso la “non-solitudine” che è uno dei più certi sinonimi della pace. Noi contiamo di affrontare il primo numero del “Cinegiornale della pace” entro il 1962 e di farlo circolare in ogni paese.
Inviate i vostri contributi filmati, le vostre proposte, i vostri consigli, le vostre adesioni alla redazione del “Cinegiornale della pace” presso la rivista Rinascita in Roma, via dei Polacchi, 28.

(Cesare Zavattini, Rinascita, 9 giugno 1962)

 

IL CINEGIORNALE DELLA PACE 1963

Collaborazione alla redazione e al montaggio: Mino Argentieri.Testi: Maurizio Ferrara.
Collaborazioni:
Elsa Armanni, Mario Carbone, Franco Di Stefano, Alessandro Fortini,
Giorgio Piazza, Giuseppe Pinori, Antonello Trombadori, Angelo Bevilacqua, Nino Dal Fabbro, Marcella Ferrara, Maria A. Macciocchi, Ugo Piccone, Goffredo Salvatori, Mario Vulpiani,
Alfredo Mannaro
.
Organizzazione generale:
Marina Piperno. Musiche a cura: Edoardo Micucci
. Regia: Luigi Di Gianni,
Giuseppe Ferrara, Ansano Giannarelli, Jean Lodz, Luciano Malaspina, Massimo Mida,
Luciano Viazzi
.

Sviluppo e stampa: Microstampa, Roma; b/n 16 mm ; durata: 45' .

Restaurato nel 1998 da Cinecittà Servizi Spa, con il contributo del Ministero dei Beni Culturali
e i Servizi Archivistici della Regione Lazio.

Distribuzione: Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico – Roma.

 

Prototipo delle iniziative di attività cinematografica indipendente e collettiva, su temi di interesse sociale e politico, che Cesare Zavattini ha poi ulteriormente promosso con i Cinegiornali liberi. In questo numero 0, che non ebbe seguito, il tema generale è la Pace: inchieste, pamphlet, testimonianze e interviste, che affrontano la prospettiva di un eventuale conflitto atomico mondiale. Sottolineando la necessità che gli uomini si uniscano per scongiurare una immane catastrofe.
Pietra miliare dell'impegno per la pace di artisti, intellettuali e cultura, germe fondante per il cinema e per la tv che non abbiamo, tranne poche eccezioni, saputo fare…

Cinegiornale della pace contiene:

1) Prefazione di Mario Soldati; 2) L'asse Parigi-Bonn (con una intervista a J. Paul Sartre); 3) Adenauer, biografia di un Cancelliere tedesco; 4) Il giro del mondo di un regista americano: L. Rogosin; 5) Vita e morte di Gianni Ardizzone; 6) La tortura; 7) I missili; 8) Gli intellettuali e la pace (interviste a R. Margania, R. Guttuso, A. Buzzati Traverso, C. Levi); 9) Marzabotto venti anni dopo; 10)
La marcia di Altamura; 11) Giochi di bambini.

Il film inizia con una voce f.c.su schermo nero:

«Generale, il tuo carro armato è una macchina potente. Spiana un fosso e sfracella cento uomini. Ma ha un difetto, ha bisogno di un carrista. Generale, il tuo bombardiere è potente, vola più rapido di una tempesta e porta più di un elefante. Ma ha un difetto, ha bisogno di un meccanico. Generale, l'uomo è capace di tutto, può volare, può uccidere, ma ha un difetto, può pensare… »


Penso che questa sia la prima volta nella storia del mondo che un uomo invita solennemente i suoi simili ad avere paura. E se la paura è un sentimento ignobile, meschino, quando è legata all'egoismo, alla paura in sé e per sé, quando uno comincia ad vere paura per i propri figli, per i propri amici, allora la paura non è più un sentimento ignobile, la paura è giusta, è santa. Nel caso di una guerra atomica, universale, uno avrebbe paura non soltanto per i propri amici, ma anche per i propri nemici. Uno avrebbe paura per tutti. Perché la distruzione sarebbe totale. Il nostro nemico, in questo caso, non sarebbe più la malvagità degli uomini. In questo caso il nostro nemico sarebbe l'imbecillità degli uomini. In questo caso la paura sarebbe giusta e santa. Da questo primo numero dei Cinegiornali della pace ci rivolgiamo all'intelligenza degli uomini…

Mario Soldati, Prefazione ai Cinegiornali della pace (1962)

 

«E' da molto tempo che la lotta antifascista, che la Resistenza , è stata tradita. E' dal '45, dallo stesso capo del governo che abbiamo adesso. Infranto è lo spirito della Resistenza, perché noi ci battemmo contro il nazifascismo, cioè per la democrazia. Il patto Parigi-Bonn è la conseguenza di questa politica, di questo tradimento. Senza che fosse chiamata in causa l'amicizia franco-tedesca, senza che si fossero sentiti il popolo francese e il popolo tedesco, abbiamo assistito all'intesa fra due governi autoritari. Ciascuno dei due governi, potenziando l'altro con il sostegno della propria dittatura, si colloca fuori della dialettica democratica. E perché non si dovrebbe parlare di un “terzo atto” cui questo accordo ci fa pensare, quello nucleare? Una cosa è certa, il governo francese è vincolato ad uno più forte di lui, un governo che nutre rivendicazioni di tipo revanscista e uno Stato che non si accontenta delle proprie frontiere. Io penso che il pericolo maggiore derivante da tutto questo è che tutte e due le potenze cerchino di arrivare a possedere l'arma atomica. In questo senso una guerra nucleare potrebbe scoppiare in qualsiasi istante e in qualsiasi luogo…»

L'asse Parigi-Bonn (intervista a J. Paul Sartre)

 

«Appena sono arrivato sulla porta del camposanto ho visto una scarpa, l'ho trovata qui, in questo posto, la scarpa di mia moglie, e mi sono avvicinato lì, a vedere, dove c'era il mucchio di tutti i morti. Ho incominciato a metterli in qua e in là, per vedere se trovavo mia moglie e le mie due bambine. Finalmente le ho trovate, mia moglie e le mie due bambine, strette nelle sue braccia. Ho trovato la Maria che era tutta sbodelata . Aveva preso la raffica nel ventre. La Giovanna , la più piccola, era senza la testa. Ho cercato di qua e di là. Non trovavo la testa della mia bambina. Ma dove è la testa della mia bambina…»

 

 

Marzabotto venti anni dopo