C’ERA UNA VOLTA GENTE APPASSIONATA 1983
viaggio nella Resistenza toscana

Soggetto e sceneggiatura: Luigi Faccini. Fotografia: Carlo Carlucci.
Presa diretta del suono: Pasquale Rotolo. Montaggio: Lorenza Franco. Musica: Otto&Barnelli.
Consulenza musicale:
Remigio Ducros .Missaggio:
Adriano Taloni. Regia: Luigi Faccini.


Consulenti storici: Paolo Bagnoli, Luciano Casella, Carlo Francovich.
Con la collaborazione dell’Istituto Storico della Resistenza di Firenze, ANPI di Piombino, Firenze,
Carrara e Comuni di Piombino, Firenze, Carrara


Produzione: MP di Marina Piperno per Rai 3 sede regionale Toscana. Sviluppo e stampa:
Cinecittà. Girato in Kodak 16 mm colore. Durata 125’ (divisi in 4 puntate).

 

Ricognizione sulle radici, umane e storico-politiche, della Resistenza toscana, a partire dalla battaglia di Piombino del 9-10 settembre 1943, quando i marinai italiani si battono contro i tedeschi provenienti dall’isola d’Elba e li sconfiggono duramente (I puntata); proseguendo con Firenze, sede delle elaborazioni resistenziali più colte (II e III puntata); per finire a Carrara, dove la Resistenza armata trova nelle Alpi Apuane e nelle cave di marmo gli alleati più efficaci, ma dove le popolazioni civili, vittime delle rappresaglie tedesche (Sant’Anna di Stazzema, San Terenzo ai Monti, Vinca), pagano un prezzo altissimo (IV puntata). Un viaggio nella memoria che dall’8 settembre 1943 si conclude l’11 aprile, con l’entrata delle forze americane in una Carrara già liberata dai partigiani.
Con le testimonianze di: Luigi Allori, Otello Beccari, Ottorino Beccaccini, Antonio Cerasi, Adon Grassi, Ilvio Milani, Luigi Tartagli, Federico Tognarini (I puntata - Piombino). Enzo Enriques Agnoletti, Brunetto Bernini, Max Boris, Tosca Bucarelli, Ugo Corsi, Luigi Gaiani, Luigi Gori, Gilda La Rocca, Achille Mazzi (II e III puntata - Firenze). Carlo Andrei, Mario Angelotti. Umberto Bertoloni, Lina Boldrini, Alberto Bondinelli, Renata Brizi, Alessandro “Memo” Brucellaria, Ampelio Coppelli, Pietro Del Giudice, Sandra Gatti, Dino Giannotti, Ermanno Luciani, Ugo Mazzucchelli, Giuseppe Mariani, Emilio Ori, Francesca Rolla, Giulio Rustichi, Giuseppe Sarzanini, Elio Wochiecewich (IV puntata - Carrara).

 

Dall’intervista a
Enzo Enriques Agnoletti
«...alla caduta di Mussolini, in quel lontano 25 luglio 1943, i fiorentini pensarono che la guerra sarebbe presto finita. Impazzarono tutta la notte per le strade, senza violenze, senza uccisioni, tranne qualche piccola vendetta da parte di chi aveva subìto torti dal fascismo. Ma gli antifascisti si accorsero subito che la guerra sarebbe continuata e che ci si sarebbe dovuti preparare ad una azione molto più sistematica ed incisiva; non solo, i partiti antifascisti cominciarono ad organizzarsi in forme semi clandestine, tollerate-non tollerate dal governo Badoglio, per prima cosa chiedendo la scarcerazione dei detenuti politici, che veniva concessa a piccole dosi, perché Badoglio pensava di non liberare i comunisti. Il suo scopo era quello di arrivare ad un fascismo senza Mussolini, cioè ad una monarchia che attuasse un controllo autoritario sulla situazione e che scongiurasse il pericolo comunista. A quel punto si sarebbe proposto come alleato di americani e inglesi, che in Italia avevano problemi di conservazione e sicurezza, e avrebbe potuto governare. Infatti, quando a Firenze, ai primi di settembre, fu tenuto un convegno nazionale del Partito d’Azione, Ugo La Malfa, che rappresentava il Comitato delle opposizioni di Roma, disse che il pericolo maggiore era che Badoglio riuscisse nel suo intento e proseguisse la guerra a fianco degli anglo-americani. A quel punto gli antifascisti avrebbero dovuto partecipare alla guerra e se ne sarebbe usciti con una situazione reazionaria. Le strutture del fascismo sarebbero rimaste intatte. Il fascismo non era soltanto Mussolini, ma tutta una struttura dello Stato, della politica, del costume. Con La Malfa, il Partito d’Azione, a Roma, decise di opporsi a questo piano di Badoglio e di stringere una alleanza con i partiti della sinistra (comunisti e socialisti) che facevano parte del Comitato delle opposizioni (il CLN non esisteva ancora perché non eravamo ancora arrivati all’8 settembre), rompendo con Badoglio e con la monarchia...
Quando il 12 settembre 1943 fondammo il CTLN-Comitato toscano di liberazione nazionale, registrammo il moto spontaneo di una moltitudine di persone, una rivolta morale, un sentimento di riscatto. Gli italiani mostravano di voler combattere e anche morire contro un nemico odiato come i tedeschi, contro il fascismo, per rifare la memoria e l’onore del Risorgimento. Anche i cattolici dettero il loro contributo a questo sussulto. «Nessuno ci dice cosa fare, non c’è un governo, siamo solo noi a dover decidere. Dobbiamo andare con i repubblichini, collaborare con i tedeschi o dobbiamo fare qualche altra cosa?». È da queste considerazioni che in tanti mossero...
Noi in Toscana non eravamo favoriti. Da che cosa? In alta Italia, in Piemonte, nelle bande c’erano molti più ufficiali degli alpini, quindi più esperienza militare, c’era una maggior conoscenza della montagna. Da noi le bande erano di estrazione contadina e operaia. Nelle formazioni toscane abbiamo avuto meno “borghesi”. A Firenze città fu diverso. Qualche comandante che veniva dall’esercito c’era. E questo spiega come nel centro Italia, in Emilia, prevalessero i partiti di sinistra...

Quale fu il nostro fondamentale scopo politico? L’insurrezione a Firenze. E che cosa abbiamo fatto in tutti i mesi che seguirono l’8 settembre, oltre alle azioni armate e al convincimento politico nei confronti della gente? Abbiamo tentato di organizzare uno Stato, piccolo, clandestino, ma un vero Stato: forze armate, stampa, finanza, ospedale, alimentazione, istruzione. L’unico Stato veramente libero, rispetto alla repubblica sociale di Mussolini e alla monarchia. Questo implicava che bisognasse conquistare il potere, non farselo dare dagli anglo-americani...»