Marina Piperno
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“Non ringrazieremo mai abbastanza Marina Piperno per quello che ha fatto a vantaggio del cinema italiano...”

Mino Argentieri, critico cinematografico

“Marina, c'è qualcosa di assolutamente rilevante nella tua persona: l'intraprendenza, e, oserei dire, la tua protervia nel voler esistere, ma al livello della più alta dignità creativa...”

Arnaldo Bagnasco, sceneggiatore

“Ti ricordo, eccome, lottare perché ogni cosa, piccola o grande, fosse risolta nel migliore dei modi. E quando dico lottare dico lottare, non in modo metaforico ma concreto. E ti ricorderai, spero, qualche cazzottatura verbale tra noi due, ginnastica raccomandabile per una leale salute dei rapporti...”

Fernando Birri, regista cinematografico

Dopo una precoce ed intensa stagione da giornalista per Il Paese di Roma, diretto da Tommaso Smith, partendo dagli sport invernali per arrivare alle cronache cinematografiche e finire ai reportage sulla povertà delle periferie urbane, sceglie il cinema, nel ruolo di produttore, complice una lunga permanenza a New York e studi di regia televisiva. Esordisce con il documentario 16 ottobre 1943 (1961) sulla razzia del ghetto di Roma, dal testo di Giacomo De Benedetti e la regia di Ansano Giannarelli, quando sullo sterminio ebraico era scesa l'ombra della rimozione. Il ‘corto' è di forte impatto e ottiene un grande successo. Nel 1962 fonda la REIAC Film con Giannarelli e Piero Nelli, diventandone amministratore unico. Prima donna italiana a misurarsi con una professione totalmente maschile, dopo i Nastri d'Argento per il mediometraggio Diario di bordo (1967) e per il complesso della sua attività documentaristica (1968), inizia a produrre fiction, sia per il grande schermo che per la Rai, pur mantenendo viva la sua attenzione nei confronti dei temi sociali e politici che fin dall'inizio hanno caratterizzato le sue scelte. Tipico, in questo senso, è il mediometraggio Labanta negro di Piero Nelli che fu proiettato all'ONU quale prova contro le atrocità commesse del colonialismo portoghese in Guinea Bissau, come il documentarismo dedicato ai movimenti di rivolta e di liberazione che fiorirono nel mondo e che accelerarono la decolonizzazione, quando non la provocarono. Negli anni '60 la produzione della REIAC Film è completamente autofinanziata, poiché il settore documentaristico ha una sola possibilità di recupero dei costi sostenuti attraverso i “premi di qualità” assegnati dal Ministero dello Spettacolo e nella misura di dieci all'anno per i cortometraggi migliori. La REIAC Film li vince quasi sempre, ma ciò non basta a finanziare nuova produzione e a coprire i costi di gestione della struttura societaria. È per questa ragione che il gruppo promotore della REIAC Film decide di avviare una linea produttiva di cinema industriale. Nascono rapporti con la FIAT, con le Ferrovie dello Stato, ENI. Anche in questo settore la REIAC Film consegue riconoscimenti e diventa l'interlocutore audiovisuale di molte aziende importanti. Viene fondata, all'uopo, la Publireiac, con sede a Milano e soci milanesi, che opererà prevalentemente nel settore pubblicitario, producendo “caroselli” per Upim, Facis, Credito Italiano, Splügenbräu, Balestra, Perugina. Alla fine degli anni '60 viene presa la decisione di perfezionare l'attività audiovisuale della REIAC Film. Nascono la SAV (Società Audiovisivi) e la IRTAV (Istituto di ricerche sulle tecnologie audiovisive), provviste di un comitato scientifico di grande qualificazione. Maturano intanto i rapporti con la Rai della quale la REIAC Film diventa, tra i primi e per molti anni, un partner progettuale ed esecutivo. Dall'intensa collaborazione con la Rai nacquero cicli, inchieste, documentari (sociologici e scientifici), telefilm sperimentali, fiction. Nel dicembre del 1982 fonda la MP srl con la quale produce i film di Luigi Faccini. Tra gli oltre duecento “pezzi” che ha firmato, Marina Piperno ama ricordare: Il bianco e il nero (1966), L'asfalto nella giungla (1966), Noi siamo l'Africa (1966), Dakar è una metropoli (1966), Diario di bordo (1967), Sierra Maestra (1968), Non ho tempo (1971), Immagini vive (1974), di Ansano Giannarelli; e la serie Gli uomini della scienza che lo stesso Giannarelli aveva ideato e coordinato, riservandosi la regia di Monge (1977); La traversata (1969) di Giuseppe Bellecca; L'Alessandro nelle Indie (1970) di Vittorio Sermonti; I ventanni di tre generazioni (1977) di Bellecca e Murgia; Rocco Scotellaro (1977) di Maurizio Scaparro; Il Fratello (1974) di Massimo Mida; I Cinegiornali della Pace (1962) e La Veritàaaa (1982) di Cesare Zavattini.

Il richiamo (1992) di Claudio Bondì; Sassalbo provincia di Sidney (1982), L'Amiata è anche un fiume (1983), Immaginando cinema (1984), Inganni (1985), C'era una volta gente appassionata (1985), Donna d'ombra (1988), Notte di stelle (1991), Canto per il sangue dimenticato (1997), Giamaica (1998) e Andrea, dicci chi sei (2003), Le mani raccontano (2006), Il pane della memoria (2008) di Luigi Faccini. Produttore indipendente, che ha praticato da sempre la strada dei “prototipi”, Marina Piperno sostiene che solo la specificità nazionale del nostro cinema è garanzia della sua vitalità. Nel 1999 ha pubblicato una raccolta di poesie dal titolo Sono una ragazza che si arrangia, Ed. Cinque Terre. Nel 2002 il Club degli amici del cinema (Genova) ha dedicato una retrospettiva alla sua produzione cinematografica, dopo il corso che Giampaolo Bernagozzi e il DAMS dedicarono, nel 1978, all'esperienza produttiva della REIAC Film. È membro del Comitato Scientifico dell'associazione culturale E.L.M. Europa Liguria Mediterraneo, fondata dalla parlamentare europea Marta Vincenzi, ora diventata anche Sindaco di Genova. È stata docente del Master in Management per lo Spettacolo presso l'Accademia d'arti e mestieri dello Spettacolo, Teatro della Scala. Attualmente ricopre la carica di Presidente dell'associazione culturale Ippogrifo Liguria, che organizza convegni di vasta risonanza (La Storia come identità, La democrazia è figlia della Resistenza) ed eventi come Gente di Strada, “un riconoscimento a chi si batte contro l'esclusione”, assegnato a don Andrea Gallo nel 2003, a Nevè Shalom-Wahat as Salam nel 2004, oltre a produrre video ed esplicare una consistente attività editoriale attraverso la collana I libri dell'Ippogrifo.

Passa davanti alla macchina da presa nel 2007, come testimone e attrice, per l’inizio delle riprese del suo viaggio nel “secolo breve”. Dopo la dolorosa visita ad Auschwitz e Birkenau e complessive 100 ore di registrazione, nell’estate del 2009 il film giunge alla fine del montaggio e dell’edizione. Diviso in 7 capitoli il suo titolo è Storia di una donna amata e di un assassino gentile. Durata 218’. A novembre dello stesso anno i primi 3 capitoli vengono presentati al Torino Film Festival. Nel 2010 il Museo del Cinema di Torino dedica a Marina Piperno & Luigi M. Faccini una lunga retrospettiva dal titolo L’amata & l’assassino, accompagnata dal libro L’amata & l’assassino, malizia e innocenza del cinema.
L’anno successivo, quando riceve il Sigillo della pace dalla città di Firenze, il 32° Festival Internazionale Cinema e Donne Life&Cinema presenta la versione integrale di Storia di una donna amata e di un assassino gentile.
Nel 2011 riceve il Nastro d’Argento alla Carriera e, come narratrice, con la regia di Luigi M. Faccini, interpreta il docufilm Rudolf Jacobs, l’uomo che nacque morendo, evento di Controcampo italiano alla Biennale di Venezia dello stesso anno. La sua vena giornalistica e testimoniale, sperimentata in età giovanile come giornalista di Paese Sera, affianca la sua attività produttiva.
Dall’estate del 2012 è impegnata nelle riprese di un docufilm ambientato nei territori dell’alta maremma, dei quali, con Faccini, stanno documentando i cambiamenti problematici; e di un family movie che ha già esaurito fasi di lavoro a New York, Italia, Israele e Argentina, riguardante la dispersione della sua famiglia dopo le leggi razziali del 1938.
Nel 2012 tiene a battesimo, produttivamente, Via Lumiére angolo Méliès, quando un film non è ancora tale ma soltanto fatica e gioco, amore e musica; da un concerto, registrato e mai montato, al cinema Arsenale di Pisa dei musicisti Livio Bernardini, Antonio Lombardi, Egildo Simeone, il “live” Nel fiume della musica.
Dal 25 al 28 marzo 2014 la Cineteca Nazionale ha dedicato una corposa retrospettiva a Marina Piperno & Luigi M. Faccini presso il cinema Trevi di Roma dal titolo Un film lungo 50 anni accompagnata da un libro dal medesimo titolo Con Luigi M. Faccini, autore del libro Don Gallo - Ama, e fa ciò che vuoi per l’editore Guanda (2014), sta curandone le presentazioni nelle maggiori città italiane.
Nell’estate del 2014 ha termine il montaggio del docufilm maremmano C’è oro in Toscana, quarto della serie amiatina dopo L’Amiata è anche un fiume, Canto per il sangue dimenticato e Il Pane della memoria, e iniziano le proiezioni, in quel territorio, accendendo riflessioni e dibattito sulla sorte di un territorio minacciato dalla fuga dei giovani e dai permessi di perforazione geotermica rilasciati dalla regione Toscana.
Ancora in fase di ripresa è il family movie che vedrà la luce nel corso del 2015. Titolo provvisorio: Nessuno è un’isola.
In preparazione un film sulle manomissioni ambientali nella zona amiatina.
 
La più recente tesi di laurea su Marina Piperno e la REIAC Film, è stata scritta da:
 
Luca Terravecchia
La Storia e il cinema: il caso REIAC Film
Università degli studi di Genova - Facoltà di Scienze della Formazione - Relatore: Prof.ssa Anita Ginella Capini; Correlatore: Prof.ssa Costanza Longo - Anno accademico 2005-06.